#RDB

Rubber Duck è una vasca piena di pupazzi galleggianti. È il ricordo di mio padre che mi immerge in quella enorme piscina, così grande che adesso devo piegare le gambe per potermici sdraiare. È l’ingenuo stupore infantile nello scoprire la banale verità che sotto a quella superficie di papere colorate c’è dell’acqua. Ricorda il pupazzo giallo con cui tutti da piccoli facevano il bagno, allude a un momento di serenità e solarità. Gioca scorrettamente toccando le corde dell’infanzia, quando tra gli incisivi c’era ancora lo spazio sufficiente per reclinare la testa indietro e sprizzare acqua tra i denti con un gioco privo di provocazioni.

È la voce che commenta ogni situazione in bilico tra l’ilare spontaneità e il cinico sarcasmo. Un personaggio ironico e sottile, tanto da poter galleggiare su un mare di frottole e frenesie quotidiane. La gomma rimane a galla e il colore copre la trasparenza. Galleggiando scivola via sui momenti della mia vita, viaggia per il mondo tra gli stretti di questo mare, fatti di scelte e imprevisti quotidiani. Curve morbide, becco che sorride, porta fortuna il fatto che non affondi mai? E proprio mentre sto scrivendo, inizia a piovere.

Roma affretta il passo, dimenticando di non essere fatta di zucchero ma di sostanza idrorepellente. L’agitazione spinge le persone sotto ai porticati. Io invece reclino la testa indietro, aggiusto lentamente la staffa della borsa impigliata tra i capelli e accenno un sorriso, di quelli che fanno alzare il sopracciglio e un angolo della bocca. È Rubber Duck che mi fa ridere di loro e mi ricorda ogni giorno, facendolo riaffiorare alla mente, il mio segreto infantile: sotto quella superficie di frottole colorate c’è dell’acqua su cui scivolare senza affondare mai.

jk

 

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